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Roberts Kenny - Biografia

 

"Il Marziano" - La scheda

Modesto 31 dicembre 1951
Esordio 1974 (250cc)
Stagioni 1978 - 1983
Scuderie Yamaha
Mondiali vinti 3 (78/79/80 500cc)
GP disputati 68
GP vinti 24
Podi 44
Pole position 22

 

Kenny Roberts nasce il 31 Dicembre del 1951 a Modesto, negli USA., il suo avvicinarsi alle moto è piuttosto inusuale e traumatico....

 

Gli esordi

All'età di 12 anni Kenny lavorava come "cow-boy" e fu invitato dalla moglie del suo datore di lavoro ad accendere il mini motorino regalato al figlio, che non partiva. Kenny ci provò e si ribaltò immediatamente, si ferì gravemente a un ginocchio e svenne per il dolore.

A tredici anni Kenny aveva già vinto nell'Oregon, nella categoria flat-track, classe 100 cc. Nel 1970 conquistava il "National Novice Championship" del Campionato AMA. Nel 1971 iniziò con la Yamaha e vinse nove gare della "AMA Junior Championship". Nel 1972 ottenne la licenza "Expert".

Nel corso della sua breve carriera (solo 8 annate disputate da professionista) Kenny Roberts è stato sempre fedele alla Yamaha, che gli diede l'opportunità di esordire nel mondo del motociclismo nel 1974 come wild-card nel Gran premio di Olanda nella classe 250 cc: arrivò terzo ed impressionò favorevolmente la scuderia giapponese.

La classe regina

L'esordio come pilota ufficiale avvenne nel 1978, ed addirittura in quell'annata disputò due mondiali: arrivò quarto nella classe 250 (con due Gran Premi conquistati) e primo nella classe regina, con quattro vittorie all'attivo.

Si laureò campione del mondo della 500 anche nel 1979 e nel 1980, ottenendo in totale il primo posto in otto corse. Nel 1981 vinse due gare ed arrivò terzo in classifica generale, sorte analoga ebbe il 1982 (dove dovette accontentarsi del quarto posto) mentre nel 1983 conquistò ben 6 vittorie, ma l'americano Freddie Spencer lo sopravanzò nella classifica finale di soli due punti (144 a 142). La delusione fu talmente grande che Kenny Roberts decise di ritirarsi dal motociclismo, non prima però di vincere un'edizione della "Daytona 200 races", nel 1984, anno in cui vinse anche la 200 miglia di Imola.

È da ricordare che egli vinse anche sette Gran Premi nella formula 750, soppressa dal motomondiale nel 1979. Nel corso degli anni '80 il motociclista statunitense si occupò dell'educazione del figlio Kenny Junior, che diventerà campione della classe 500 nel 2000. Nel 1996 egli divenne azionista della Proton, che farà entrare nel mondiale della MotoGP nel 2004. In questo senso fu accusato di nepotismo in quanto aiutò anche l'altro figlio Kurtis ad essere ingaggiato dalla sua squadra.

Kenny Roberts affinò e migliorò lo stile di guida inventato da Jarno Saarinen, sporgendosi in curva completamente fuori dalla sella con il ginocchio, debitamente imbottito e protetto, a sfiorare (e spesso a toccare) l'asfalto in curva. Indimenticabile il modo tutto particolare che aveva di festeggiare le vittorie: un giro di pista compiuto su una sola ruota, oggi copiato da diversi motociclisti vincenti. Fu soprannominato "il marziano" per come esordì e colse successi sulle piste di tutto il mondo.

L'addio alle corse

Nei primi anni 80 dovette cedere lo scettro a piloti piu' giovani e pieni di voglia di vincere, tali Freddie Spencer, Randy Mamola, Franco Uncini e Marco Lucchinelli. Abbandono' le competizioni a metà degli anni 80, da diversi anni e' team manager e porta avanti una scuola per piloti del mondiale, dove insegna dirt truck, in Spagna. Il marziano e' stato uno dei piu' grandi piloti di tutti i tempi, capostipite di tutti i piloti americani, suo allievo fu Randy Mamola, inventò un nuovo stile di guida, quello che oggi vediamo nel motogp e prima nelle 500. "Non mi interessa così tanto mettermi in competizione con gli altri, quanto, in realtà, competere con me stesso. Un vero campione, secondo me, non deve solo vincere. Piuttosto è importante che vinca a suo modo. Per questo una grande corsa, una gara con la "G" maiuscola, è quella che nessun altro avrebbe vinto mai". a parlare così è Kenny Roberts senior.
Dopo aver vinto molto,  Kenny nel 1996, dopo un'esperienza vincente come team manager decise di abbandonare la Yamaha per fondare la propria squadra, costruendo e mettendo in pista dapprima una tre cilindri 500 due tempi e nel 2003 una cinque cilindri quattro tempi.

Il personaggio

Da pilota a costruttore, il Kenny Roberts di oggi è passato da una vita da sportivo (niente alcool né tabacco, solo Venere), a quella di un perfetto edonista: buoni sigari, ottimo vino e pietanze cucinate personalmente, ovviamente quando non è a giocare a golf da qualche parte, fra gli States e la Spagna, a pescare nel Montana o ... in sella a qualche motocicletta nel deserto del Mojave in California, per perdersi, e poi ritrovarsi in uno di quei dipinti ad olio che rappresenta la sua ultima passione.

"Mia madre - ricorda Kenny Roberts - era una donna supersportiva, mio padre, invece, molto calmo: credo di aver ereditato tratti del carattere da entrambi. A tredici anni ricevetti la mia prima moto, e da allora capii che là sopra non mi piaceva essere battuto. Da nessuno".
"Mi ero sposato a 21 - ricorda - ma il matrimonio non sopravvisse al mio primo titolo, nel '78. Mia moglie non sopportava le continue assenze, ma la vita del pilota è nel paddock, che diventa come una famiglia allargata. Rimpianti? Non ne ho. Io, al massimo, posso controllare la mia vita".
Due figli sono nati da quella unione, Kenny junior e Kurtis. Entrambi piloti.
"Fosse stato per me, avrei preferito giocassero a tennis od a golf. Il motociclismo è uno sport pericoloso, e poi è duro correre con il nome Roberts sulle spalle. Comunque sono liberi di fare ciò che vogliono. personalmente non interferisco. Non do nemmeno consigli, se non sono richiesti e ciò vale anche per i piloti della mia squadra. 

La vita, comunque, non è fatta di domande e risposte, non è bianca o nera, è molto più complessa: è come guidare una moto, è questione di equilibrismo, di bilanciamento, di scelte solo apparentemente simili".

Per questo, per lui, la tecnologia è un mezzo per arrivare ad un fine.
"Potrò dire che ho percorso la mia strada quando avrò vinto con una delle mie moto. E ci riuscirò quando riuscirò, riusciremo, a trovare il bilanciamento perfetto fra ciò che ci può dare la tecnologia e l'esperienza, perché un pilota deve conoscere il carattere di chi ha davanti e di chi ha dietro, in corsa. Deve sapere il livello di aggressività e di intimidazione di cui è capace un collega, se vuole batterlo... e la tecnologia non potrà mai darti questo tipo di conoscenza...".

Diventa quasi surreale, il discorso di Kenny, quando con lui si approfondiscono certi temi mai esplorati ai bordi di una pista. Surreale come il cane blu che è diventato l'elemento ricorrente di alcuni suoi dipinti.
"Adesso ho molto tempo libero e dipingere mi aiuta ad estraniarmi dalla realtà - confessa KR - per un po' sono stato molto realista, adesso però avverto il bisogno di staccarmi da ciò che esiste. Voglio esplorare la mia immaginazione e catturare ciò che è vago, inesistente, che è solo una sensazione nella mia mente. Voglio avere di fronte qualcosa che mi metta in pericolo e mi spinga a migliorare...".