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Sheene Barry - Biografia

 

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Ricordi, commenti e aneddoti sull'"Uomo d'acciaio", indimenticato due volte campione del mondo alla fine degli anni '70.

Giacomo Agostini
"Sto ripensando al finale di Assen, nel '75, quando arrivammo con lo stesso tempo ma il fotofinish gli assegnò la vittoria. Allora ero dispiaciutissimo. Oggi sono contento che sia andata così". Giacomo Agostini ha duellato con Barry Sheene nelle 500 alla fine degli Anni 70, al termine della sua carriera. Quella di Assen fu la prima delle 19 vittorie dell'inglese in 500. La notizia della morte del pilota britannico non lo ha colto di sorpresa. "L'ho sentito telefonicamente a febbraio. Dovevamo fare qualcosa insieme a Phillip Island. Poi però non se ne fece più niente perchè lui non se la sentiva di spostarsi. Ricordo che quando parlai con Barry della malattia era perfettamente cosciente della gravitá. Mi disse: la cosa è breve".  Agostini e Sheene, campioni in moto ed uniti dalla passione per la bella vita: "Ci siamo trovati tante volte fuori a cena. Oltre a essere un bravissimo pilota era molto aperto, socievole, sempre pronto alla battuta. Una persona a modo".

Franco Uncini
 "Mi mancherà" "Se ne è andata un amico, un grande personaggio, un pilota eccezionale, una persona splendida e amata da tutti, soprattutto dai suoi colleghi". Franco Uncini, campione del mondo della 500 nel 1982 con la Suzuki, era un grande amico di Barry Sheene. Ci ha messo un po' per riprendersi dallo choc, poi racconta i suoi aneddoti: "Ero molto affezzionato a Barry. Ho vissuto gli anni della mia carriera nel Motomondiale con lui, ho smesso poco dopo il suo ritiro Abbiamo passato anni stupendi insieme. Anche le nostre famiglie si conoscevano, siamo stati tante volte ospiti nella sua casa in Inghilterra, uno splendido castello. Ricordo anche quando eravamo insieme al Nuerburgring, nel 1985. Barry era un accanito fumatore. Mia moglie teneva in braccio nostra figlia Veronica, che all'epoca aveva due anni, e che a sua volta teneva stretto a sè un pupazzo di pelouche. Barry stava fumando e per scherzo mise in bocca al pupazzo una sigaretta. Da allora Veronica ricorda Barry soprattuto per la sua passione per le sigarette! Ma condividevamo anche altri interessi, come ad esempio quello per gli aerei e la passione per il volo.  Col passare del tempo Sheene si interessò anche agli elecotteri e ne comprò uno. Un giorno arrivò a Donington con il suo elicottero e mi fece fare un giro assieme a lui. Lo ricordo davvero in maniera positiva: simpatico, bravo, un pilota di grande talento. Mi mancherà molto".

Marco Lucchinelli
Marco Lucchinelli, campione del mondo della classe 500 con la Suzuki nel 1981, è stato uno dei primi a sapere della scomparsa di Barry Sheene: "Mi hanno chiamato nella notte dall'Australia - racconta - non ci potevo credere. Mi hanno detto che doveva andare a Melbourne per vedere il GP, poi ha rinunciato perchè non stava bene, ma nessuno pensava se ne sarebbe andato per sempre. Appena saputa la notizia sono uscito di casa, da solo, e sono andato al mare. Ancora adesso sono sulla spiaggia a pensare a lui, al grande Barry, al mio amico Barry". Lo spezzino trattiene le lacrime a stento. Per Lucchinelli, Sheene è stato infatti un amico indimenticabile. "Un aneddoto? Ne potrei raccontare centinaia, ma il più bello, quello che mi porterò sempre dentro, è il giorno in cui disputammo la gara ad Imola nel 1981, stagione in cui vinsi il mondiale. Prima della gara Barry mi suggerì di cambiare le gomme. Mancavano pochi minuti all'inizio della corsa, mi affrettai a tornare ai box per montare gli pneumatici slick e lui fece di tutto per far ritardare la partenza: mise la sua Yamaha di traverso sulla linea di partenza, poi fece portare la sua moto ai box fingendo di avere dei problemi meccanici. Io riuscii a cambiare le gomme. Fu una gara stupenda, dopo qualche giro ero in testa, lui mi superò e, come faceva spesso per irridere gli avversari, mi mostrò il dito medio con la mano destra. Dopo qualche tornata lo sorpassai e gli feci lo stesso gesto. La gente pensava che c'erano polemiche tra noi, in realtà eravamo grandi amici e scherzavamo sempre. Vinsi la gara, lui arrivò secondo e fu il primo ad abbracciarmi e a farmi i complimenti". Il rapporto di amicizia tra Lucchinelli e Sheene non si è limitato solo al periodo in cui i due si sfidavano sulle piste di tutto il mondo: "Per anni abbiamo trascorso insieme le vacanze invernali in Venezuela, ci divertivamo tantissimo. Spesso mi ha ospitato nella sua casa in Inghilterra oppure veniva a trovarmi a Ravenna. L'ho visto per l'ultima volta l'anno scorso a Valencia in occasione della prova del motomondiale. La sera, dopo aver visto la gara, siamo usciti insieme e tra un bicchiere di birra e l'altro abbiamo parlato del passato, dei bei tempi. Se ne va un grande uomo, un personaggio unico, una persona di un'intelligenza fuori dal comune. Se ne va il pilota che fece conoscere il motociclismo a tutta l'Inghilterra, se ne va una parte della mia vita". 
“Tecnicamente era una bestia – continua Lucky – “perché tutto rotto com’era e nonostante avesse già guadagnato molti soldi aveva dentro una voglia di correre enorme. Non saltava mai una gara a meno che non fosse costretto. Aveva una grande passione e un modo di guidare spericolato. Era per questo che mi piaceva. Io sapevo che non stava bene ma la sua morte è stato un colpo brutto”. Non si può non paragonare Sheene, e insieme a lui tutti i piloti della sua generazione, ai campioni di oggi. 
“Non ce ne sono più come lui – afferma sicuro Lucchinelli.” Ci potrebbe essere Valentino Rossi, perché è spontaneo nello stile di guida. Barry è diventato famoso perché si è provocato 30 fratture in un colpo solo. Si partiva ancora a spinta e se non ce la faceva partiva dall’ultima fila pur di partire. È uno di quei personaggi che nel bene e nel male si fa più fatica a trovare oggi, forse perché c’è troppo professionismo e tutto è portato all’eccesso. Spontanei così non se ne trovano tanti".

Dott. Franco Costa: "Quanti voli"
Quante fratture si è procurato nel corso della sua vita Barry Sheene? Praticamente impossibile contarle, ma c'è qualcosa nel primo incontro tra Costa, il medico del motomondiale, e il campione britannico che ha reso il loro rapporto più solido del cemento. "Lo conobbi nel '72 - racconta il dottor Costa - ero a Imola per la prima volta in veste di medico. Allora c'era l'abitudine di visitare i piloti prima di ogni gara. Lui era ragazzino, venne dentro spavaldo e mi disse che era offensivo fargli una visita perchè, disse, 'io sono fantastico'. Rimasi affascinato,lo misi in guardia sui pericoli di Imola e gli chiesi solo il gruppo sanguigno. Lui mi rispose: 'Dottore, sei simpatico, ti faccio vedere che entro e faccio il record'. Allora chiamai i medici del Tamburello avvertendoli che un inglese con il numero 7 sarebbe caduto di lì a poco. Ma lui passò indenne. Mi chiamarono e mi dissero che mi ero sbagliato. Poi arrivò accompagnato dai medici della Piratella con una flebo e una clavicola rotta. Era la curva successiva. Tornando al posto medico mi sorrise e disse: non sono poi così fantastico". L'amicizia tra Costa e Sheene si cementò anni dopo. "Nel marzo del '75 cadde a Daytona a 300 all'ora. Lo soccorsi io. Fu operato al femore. Rimasi con lui in ospedale per tre giorni. Poi smettemmo di contare le fratture. Quaranta giorni dopo tornò in moto a Salisburgo, ma allora si partiva a spinta e lui aveva il femore non ancora a posto. Chiese di partire per ultimo con la spinta di un meccanico. Glielo vietarono. Fu allora che capii che gli uomini con le loro leggi non comprendono la grandezza dei motociclisti". Si può dire che Barry Sheene sia stato il pilota più rotto che ha incontrato Costa: "Sicuramente sì. Ora in cielo il buon Dio avrà bisogno di una bella èquipe di angeli ortopedici, che continueranno a curarlo e soprattutto amarlo".

Carl Fogarty 
"E’ un giorno triste per il motociclismo inglese. Barry era il pilota più famoso del nostro Paese. Anche se la Gran Bretagna aveva espresso altri campioni del mondo prima di lui, era stato il primo a raggiungere una celebrità che andava oltre le cronache sportive. Barry ha vissuto molto intensamente la sua esistenza e in 52 anni ha probabilmente vissuto più di altri in un intero secolo. Era un grande agonista, come dimostrano anche i due titoli mondiali. Fece moltissimo per la popolarità del nostro sport tanto che la gente ancora crede che Barry sia stato uno dei miei avversari, mentre si era già da tempo ritirato quando io cominciai a gareggiare. Ci divertivamo insieme ogni volta che ci vedevamo anche se abbiamo avuto qualche discussione in pubblico. Sono vicino alla moglie e ai figli".

Troy Corser
"Tra gli amici e i fans che sentiranno la sua mancanza ci siamo anche io e la mia fidanzata Sam. Fu proprio Barry a farci conoscere nel 1994, quando io ero un pilota alle prime armi e Sam lavorava per SKY TV. Siamo insieme da allora. Gli devo molto sia intermini personali che professionali. Fu lui a procurami l’occasione di venire in Europa ed è sempre stato per me un punto di riferimento. Non vedo l’ora di tornare in Australia per la gara di fine mese ma so che ora he non c’è più Barry non sarà più la stessa cosa: lui non veniva spesso in Europa e quella era un’occasione per riprendere i contatti. So che quando tornerò in Australia per gareggiare a fine mese non sarà più la stessa cosa. Tutto il mio affetto alla sua famiglia e ai suoi cari".

Phil Read 
Io Sheene l'ho visto correre tante volte: su Suzuki 125 agli esordi a Monza primi anni 70, al Mugello fine anni 70, ad Assen e Spa nell'83... mi ricordo al Mugello, mi pare GP Italia 77 o 78: nella 500 mentre inseguiva Roberts rimediò una sbandata paurosa ma rimase in piedi! Il giro dopo, nello stesso punto in piega fece il gesto di chi si asciuga il sudore dopo uno spavento... ci fu un boato tra il pubblico! questo è Barry Sheene.

Fonte: www.mucchioselvaggio.net

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